Capitale Rimini.,umano.,culturale.,Rimini.

Per un’idea di cultura e di città.

Cultura.

Quando si parla di cultura si parla di contemporaneità, del tempo che abitiamo e dello spazio che attraversiamo, un tempo e uno spazio proiettati verso il futuro.

Cultura per noi è movimento, è ricerca, è scoperta; è l’ambizione e il gusto di rivoluzionare pensieri consolidati, abitudini confortanti, mentalità rassicuranti.

Cultura vuol dire accogliere espressioni inusuali, ma ricche di nuova linfa; aprirsi a nuove possibilità, ribellarsi coi fatti a chi ritiene inaccettabile qualsiasi sua ibridazione*.

Vuol dire trasmettere che essere intelligenti non significa sapere una o mille cose, ma riuscire a creare, tra queste, relazioni, cortocircuiti, inciampi.

Vuol dire creare un nuovo vocabolario per vivere insieme con pari dignità e possibilità.

Vuol dire scavare crepe, spalancare squarci nella rappresentazione del mondo per intravedere nuovi orizzonti e immaginare un nuovo futuro*.

Rimini.

Nella nostra città tutto questo è cominciato ad accadere.
Rimini si è rimboccata le maniche, ha aguzzato l’ingegno e si è costruita una credibilità verso una dimensione di città d’arte e d’avanguardia: il diritto al bello, la necessità di unire l’alto e il basso, la rivendicazione di un grande orgoglio cittadino fatto di tradizione e innovazione hanno disegnato un’immagine di città pienamente contemporanea ed europea.

In questi anni un sentire comune* ha fatto sì che monumenti, arte e cultura siano entrati nel discorso pubblico, e non solo come risorse da proteggere e conservare, ma come opportunità su cui investire i sogni, le speranze, le passioni della nostra comunità.

Castel Sismondo, Teatro Galli, Cinema Fulgor, Part, sono state tante piccole rivoluzioni cucite insieme dal filo di un’unica visione, che ha attraversato le nuove piazze della città dal centro storico al lungomare.

In questi anni una tessitura audace e coraggiosa si è riappropriata degli spazi, li ha restaurati, abitati, condivisi. Li ha resi sostenibili* per l’ambiente e per le persone, attrattivi per il panorama internazionale.

Visione.

Su questo modo di produrre cultura, su questa visione di futuro Rimini ha scommesso e vogliamo che continui a farlo.

Vogliamo che si continui ad avere il coraggio di parlare di cultura al plurale e non per forza con la maiuscola; di essere custodi del passato e di saperlo raccontare nel presente; di riconoscere i santuari ma di non farne dei reliquiari; di far tornare a vivere le nostre piazze e i nostri monumenti come spazi di incontro, di partecipazione.

Vogliamo che si continui a inseguire la visione di una città che si prende cura* della sua bellezza e della sua comunità; una visione che ieri non c’era, che in questi anni ha cominciato a prendere forma e che domani potrà finalmente compiersi.

Mai, prima di oggi, i temi della cultura sono diventati così centrali nel dibattito sul futuro della nostra città.
Mai, prima di oggi, è stata così diffusa la percezione che questi temi abbiano a che fare con la ricchezza del nostro territorio e con il suo benessere* sociale ed economico. Oggi, per la prima volta, Rimini si gioca il proprio destino anche sulla cultura.

E tutto questo non avviene per caso, perché i rovesciamenti di paradigma non sono improvvisazione; sono l’esito di una direzione di marcia che viene da lontano, dal lavoro che le amministrazioni succedutesi nel tempo hanno costruito ed a cui negli ultimi anni è stata data una forte accelerazione e una maggiore chiarezza di prospettiva.

Un percorso tuttora aperto, visibile, destinato ad andare avanti.

Direzione.

La direzione è quella giusta, va nutrita e partecipata, fortificata e migliorata.
Per questo dobbiamo chiedere, tutti insieme, che da quella non si torni indietro. Per portare a compimento i progetti già in cantiere, come lo spostamento del Museo degli sguardi nel cuore della città, la nuova collocazione della Biblioteca dei ragazzi, la sistemazione definitiva dell’ala moderna del Museo a sede espositiva contemporanea, il consolidamento di una governance delle istituzioni culturali. E per disegnarne di nuovi, che uniscano in un solo tessuto i giovani, le periferie, l’integrazione, la multiculturalità: in una parola, il futuro di Rimini e del mondo.

Per questo, nella imminente scadenza elettorale, chiediamo a chi si candida alla guida della città di impegnarsi a sostenere questa strada anche negli anni a venire migliorandola, integrandola ma confermandone lo spirito e la direzione, perché dalle tante micro rivoluzioni portate a termine o avviate si giunga alla macro rivoluzione di una Rimini, capitale della cultura.

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