Capitale culturale.

A cosa serve un paradigma?
Ad essere trasformato.

La nostra idea di cultura e di città ha fondamenta solide ma è aperta a mutazioni, partecipazioni, spunti.
Un percorso che unisca le arti, le persone ed i pensieri, che arricchisca quel Capitale umano, culturale e sociale che è Rimini.
Per arrivare dove non siamo stati e conoscere quello che non abbiamo ancora visto.

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Capitale Rimini.

7 contributi

  1. Sarà che a Rimini c’è il mare e siamo abituati fin da bambini ad avere davanti agli occhi un orizzonte da indagare, da desiderare.
    Sarà che siamo un popolo con una forte identità, un volto camaleontico che si reinventa di stagione in stagione e, come abbiamo visto nell’ultimo anno, di difficoltà in difficoltà.
    Sarà che il nostro cuore è desideroso di bellezza, un battito che non si accontenta ma spinge la boa sempre più lontana.
    Segnati dal solco profondo delle tradizioni che fanno parte del nostro DNA e che alimentano il nostro pensiero, possiamo immaginare una Rimini che non si accontenta, una città che guarda e naviga per oltrepassare quella linea infinita che i nostri sguardi ammirano fin da piccoli.
    È questione di radici avere delle origini ed è questione di origini avere delle radici.
    Siamo fortunati perché il costruire insieme, la potenza della condivisione, il non arrendersi fanno parte del nostro imprinting, degli insegnamenti che i nostri nonni ci hanno tramandato con racconti e gesti.
    A noi non resta altro che lavorare gettando il cuore e le azioni “oltre”.
    Il nostro capitale umano è nel benessere e nella cura, nell’accoglienza che ci contraddistingue, nelle sfide che affrontiamo con coraggio ruspante, nella visionarietà che negli anni ha portato a grandi cambiamenti di cui è necessario non accontentarsi.
    Abbiamo ruoli, solidità, patrimoni culturali importanti che vanno riconosciuti e ampliati, rinnovati.
    Arriva sempre il momento in cui bisogna scegliere il posto che si vuole occupare nella vita e nella comunità perché, come dice St. Vincent, straordinaria e rivoluzionaria cantautrice statunitense, se non sei al tavolo, sei sul menù.”

  2. La Cultura è promozione del ben-essere sociale.
    La relazione tra cultura, intesa come partecipazione culturale, e il ben-essere è un accostamento sicuramente interessante perché parlare di welfare culturale significa introdurre nelle politiche pubbliche e nei servizi socio assistenziali i processi di produzione culturale (teatro, musicoterapia, i grandi eventi culturali).
    La cultura è una risorsa per la qualità della vita delle persone perché “fa star bene” . I benefici della cultura sul benessere degli individui sono un dato di fatto ma ancora si fa molta fatica a mettere in campo strategie vincenti in questa direzione. Diventa allora necessario approfondire il ruolo della cultura come fattore fondamentale della promozione del benessere e della salute dei cittadini, soprattutto i più fragili. Occorre uno sforzo di chi si appresta ad amministrare le nostre città in termini di maggiore integrazione tra politiche culturali e socio sanitarie con il coinvolgimento attivo di tutti gli attori che gravitano attorno al sistema di welfare (Enti locali, Ausl, enti del terzo settore…) perché la cultura diventi una risorsa per il diritto di tutti al benessere e crei quel capitale sociale, inteso come insieme di relazioni di fiducia e cooperazione.

  3. La cultura è valore.

    Valore per l’individuo, per ciascuno di noi, per la collettività, che diventa comunità locale, in una parola: città. La cultura dà valore, anzi ne crea, se viene declinata nella città: è uno dei motori di rigenerazione urbana e sviluppo economico sostenibile!

    Ancora di più nell’attuale sistema economico globale, che sta speditamente dirigendosi verso una produzione immateriale, dove l’innovazione tecnologica, la conoscenza e la creatività sono diventati i fattori chiave dei nuovi processi produttivi.

    Cultura, creatività e sviluppo sostenibile.

    In queste tre parole, si dovrà basare e misurare la competitività dei territori, la competitività della nostra amata Rimini.

    Si sa, il fattore culturale e creativo appaiono strettamente legati ai contesti urbani, e per essi sono determinanti. Perciò, favoriamo le condizioni per l’attrazione e la promozione di capitale umano, Rimini diventi sempre di più culturalmente vivace, garantisca sia il consumo che le produzione di prodotti culturali: creiamo una economia circolare della cultura, dove le idee e le informazioni stimolano una crescita di ulteriore creatività, conoscenza e sviluppo.

    Per questo accolgo con favore, aderendo, al manifesto di Capitale Rimini.

    Che Rimini diventi una capitale della cultura.

    Anche perché, come ricorda l’Ass. Sadegholvaad, la cultura è un bene comune. E in quanto tale appartiene a tutti, per tutti, nessuno escluso.

    Viva ‘Capitale Rimini’!

  4. La cultura è un bene comune.

    Come l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo, come la natura e il suolo da non consumare in ulteriore misura. E in quanto bene pubblico appartiene a tutti, nessuno escluso.

    Il contributo più grande e innovativo che offre questo manifesto, al quale aderisco con convinzione e entusiasmo, è che afferma a chiare lettere un valore di comunità: la cultura unisce e per questo migliora le nostre vite e le nostre città. È capitale sociale, di cui ogni cittadino è azionista in egual modo e misura.

    ‘Capitale Rimini’, appunto.

    La nostra città ha fatto passi da gigante, investendo e concretizzando un’idea di cultura che ha innervato la rigenerazione urbana stessa di Rimini. Da elemento collaterale a fulcro integrato dello sviluppo: di questo Rimini deve essere orgogliosa.

    Ma la cultura non è un traguardo da tagliare per poi riposarsi, è orizzonte infinito, è il viaggio dell’Ulisse dantesco che va oltre Itaca.

    Questo manifesto apre lo sguardo a una direzione nuova, sulla cui rotta va orientata la nave solida che abbiamo costruito in questi anni. Alla base c’è la crescita omogenea e equilibrata, in senso geografico e morale, della comunità riminese: la cultura si assume questo ruolo perché, appunto, è bene comune.

    Il traguardo intermedio della candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2024 è un passaggio fondamentale ma comunque un passaggio perché l’obiettivo è più grande e ambizioso: essere per sempre consapevoli della nostra storia, del nostro presente, del nostro futuro grazie alla virtù della conoscenza.

    “Capitale Rimini”, come un faro che si illumina di notte e di giorno, chiama tutti a questo compito: non c’è élite, non ci sono barriere, ognuno può, anzi dovrebbe, offrire il proprio contributo di idee e pensiero in questo che è prima di tutto uno spazio aperto e di libertà.

    Lo ripeto: uno spazio aperto e di libertà, e non tavole scritte per sempre sulla pietra. È il senso di un cammino che non ha mai una fine, semmai infiniti inizi.

  5. Nel 1970 Alvin Toffler scrisse Future Shock dove evidenziava i pericoli dell’accelerazione esponenziale tecnologica.

    Preannunciava che negli anni a venire i continui cambiamenti radicali nelle società di tutto il mondo, conseguenti a questa accelerazione inarrestabile, sarebbero aumentati notevolmente e che avrebbero provocato nell’umanità uno stato continuo di attonimento, smarrimento e paura. Sosteneva che l’effetto era simile allo shock culturale che potremmo provare trasferendoci in un paese straniero, dove sì potrebbe significare no, dove un “prezzo fisso” potrebbe essere negoziabile e un sorriso potrebbe essere una manifestazione di rabbia. Da qui il titolo Future Shock, ovvero Shock da Futuro.

    Per contrastare questo fenomeno Toffler sosteneva che si doveva mettere in campo una serie di metodologie analitiche capaci di anticipare i futuri possibili per non farsi trovarsi impreparati di fronte a quelli negativi e per mettersi a realizzare quelli desiderati. Così nacque la disciplina degli Futures Studies.

    Oggi, lo “shock da futuro” è tra noi, e ciò che sembrava plausibile a Toffler nel 1970 è realtà: la pandemia COVID (e le sue conseguenze sul turismo che toccano da vicino la città di Rimini) è solo uno dei tanti cambiamenti radicali negativi che ci trovano impreparati. Il problema più grave è che tanti dati ci avvisano che ne arriveranno sempre di più.

    In questo contesto, per Rimini vorrei una strategia culturale che vedesse la “cultura come antidoto sociale” allo shock da futuro.

    Spero di non essere frainteso, non vorrei diffondere paura, ma vorrei una cultura capace di seminare consapevolezza e capacità di azione civica. Vorrei tante culture diverse che siano “esploratrici di possibilità” capaci di infonderci quell’ottimismo e quella speranza utili a costruire i futuri sostenibili e inclusivi che desideriamo. Non vorrei una cultura solamente di bellezza e meraviglia, perché in quest’epoca la sopravvivenza è tornata in discussione.

    “La sopravvivenza richiede di notare la tigre sull’albero prima di prestare attenzione alla bellezza dei suoi rami” (Rebecca Solnit, Hope in the Dark, 2006).

  6. La cultura è libertà e solo la cultura può salvare l’umanità. La cultura è emozioni, la cultura è vita, è amore. La cultura insegna a vivere, senza si sopravvive soltanto. La cultura della nostra città è la culla del nostro futuro. In questi ultimi anni Rimini è cresciuta nel nome della cultura, della cura in generale, del valorizzare la propria storia e quindi la propria identità. Non ci si può fermare ora. Rimini e cultura sono ormai indissociabili. Io amo la mia città perché amo la sua cultura e ne sono profondamente orgoglioso.

  7. Manifesto Underground semibreve

    La cultura underground a Rimini per anni è stata considerata solo una sottocultura, ma anche quel nucleo di giovani menti ribelli, soprattutto attraverso le discipline dell’Hip Hop e nonostante una parte della cittadinanza consideri ancora poco più che feccia, ha dimostrato più volte l’amore per la nostra città, diffuso anche nel resto d’Italia e in cruciali punti di Europa, con la forza esplosiva della voce universale delle strade. Il rapporto con le istituzioni è stato a tratti conflittuale ma insieme siamo maturati e ci siamo compresi. Chi ha guidato Rimini nel futuro ha saputo ascoltare l’energia di k-Rimini e ne ha compreso l’ironia. Attraverso le arti espressive, di musica, ballo e pittura, nella chiave di lettura contemporanea e di facile comprensione da ogni generazione produttiva, il nostro contributo è stato fondamentale ed abbiamo saputo dare sollievo alle ansie ed alle inquietudini degli adolescenti attraverso 3 decadi intere. Oggi che viviamo un’epoca di depressione di valori e di stimoli, le nostre esperienze possono diventare linfa vitale per uno slancio creativo e sempre al passo coi tempi, che diventa un bene primario per lo spirito della nostra città. Ogni volta che ci è stata data un’opportunità abbiamo saputo valorizzarla imparando a collaborare con altre realtà creative, fondendoci ed elevandoci reciprocamente e siamo pronti a farlo di nuovo.

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